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Sabato 29 aprile 2000 si è costituita l’Agia dell’Emilia-Romagna, l’Associazione dei Giovani Imprenditori Agricoli emiliano-romagnoli. Soci fondatori la Cia dell’Emilia-Romagna e 13 giovani agricoltori provenienti dalle varie province della regione.

La Cia dell’Emilia-Romagna ha sottolineato come l’obiettivo principale della nascita dell’Associazione consista nel voler attivare maggiormente l’impegno dei giovani agricoltori nel dibattito economico-politico inerente l’agricoltura emiliano-romagnola e dare ad essi la possibilità di essere protagonisti e consapevole dei futuri ruoli dirigenti della Confederazione.


Un'Agricoltura giovane e antica

Statuto e Regolamento

 

UN'AGRICOLTURA GIOVANE E ANTICA

I giovani agricoltori sono protagonisti della realtà emiliano romagnola, ognuno di loro con le proprie caratteristiche produttive, ma tutti con un comune denominatore: la voglia di dare il meglio in campagna, nei piatti e nei vini tipici da loro prodotti. Il tutto in una cornice storica, culturale e ambientale invidiabile con un ingrediente che solo la terra emiliano romagnola può dare: il carattere gioviale della sua gente, la sincera ospitalità ed un modo positivo di affrontare i problemi.
Questa è l’Emilia Romagna, che dalle aree vallive di Comacchio ai colli piacentini offre il meglio dell’enogastronomia: piatti e vini tipici che racchiudono in sé tradizioni millenarie e riferimenti culturali le cui tracce si trovano, perché no, anche negli strozzapreti romagnoli o nei tortellini emiliani, nel formaggio di Fossa e nel Parmigiano reggiano.


LA STORIA
Il governo ‘dei duchi’, l’influenza clericale (Bologna ‘papalina’, si diceva) e in epoche meno recenti la cultura bizantina fanno dell’Emilia Romagna un ricettacolo di opere d’arte, monumenti e capolavori d’ingegneria, non solo lungo la storica direttrice della Via Emilia, ma anche in località meno note al grande pubblico, altrettanto ‘ghiotte’ per gli estimatori dell’arte.
La storia di questa gente è fatta anche di antiche ed ancestrali rivalità le cui origini risalgono a tempi remoti dove, probabilmente, interessi economici ed eventi bellici, hanno determinato attriti. Ancor oggi ritroviamo, seppur stemperate e ridimensionate a ritualità goliardiche, battute e sberleffi ai danni di questo o di quel paese, campanilismi che apparentemente nascono al ‘bar dello sport’, ma che affondano le radici nei secoli. Mai ‘accostare’ un ravennate con un forlivese, e che dire delle antipatie tra modenesi e reggiani o tra modenesi e Bolognesi? Tra questi ultimi forse c’è di mezzo la Secchia rapita, oggetto di disputa in antichità e conservata presso il campanile della Ghirlandina a Modena, adiacente al Duomo romanico del Wiligelmo. Ma la lista degli antagonismi sarebbe lunghissima.
Chi intende trascorrere le vacanze nelle aziende agrituristiche e non si vuole perdere le mete classiche nei capoluoghi di provincia non ha che l’imbarazzo della scelta.
A Ferrara il Castello Estense ed il Palazzo degli specchi sono tappe fondamentali come lo sono peraltro i mosaici bizantini di San Vitale e la tomba di Teodorico a Ravenna, la certosa di Parma. Bologna, infine, tutta da visitare, all’ombra delle due famose torri pendenti e nella suggestiva Piazza Maggiore.

GLI ITINERARI DEL NORD
A Nord della via Emilia, è facile farsi catturare dalle bellezze della ‘Bassa’: Cortemaggiore ospita un centro storico che risale al quattrocento e fu progettato dal Pallavicino, poi c’è Fidenza, Busseto, la Rocca di Soragna e quella di Fontanellato.
E ancora Novellara, Correggio, Gualtieri e più ad est Nonantola che ospita l’ Abbazia, fondata nel 751 da Anselmo, cognato del re longobardo Astolfo. Un tempo fiorente scalo Fluviale, Finale Emilia ospita una splendida Rocca estense e nel ferrarese da non perdere l’Abbazia benedettina della Pomposa, con il campanile dei Mille che svetta sulle immense valli palustri.

NELL’APPENNINO
Risalendo verso l’Appennino, partendo da Cesena, una meta obbligata è Sàrsina, un borgo che apparteneva all’Umbria e dove trova sede un interessante museo archeologico. Risalendo verso l’Appennino si incontra Bagno di Romagna, avamposto fiorentino in territorio di Romagna. Più a ovest, in territorio Bolognese, è interessante, per chi intende trascorrere qualche giorno nell’Appennino ricco di proposte agrituristiche, visitare la casa del pittore Giorgio Morandi, a Grizzana. Aperta solamente d’estate, nella sua abitazione si possono apprezzare i luoghi in cui l’artista delle nature morte creava le sue opere: in questi spazi arredati con i suoi ‘stumenti di lavoro’ si respirano intense atmosfere. Sempre nel bolognese da non perdere la l’antico borgo di Castello di Serravalle e a poca distanza la rocca di Monteveglio che risale al 400. Qualche chilometro ancora e si può visitare Vignola, la città nota per le ciliegie, dove sorge un antico maniero sul Fiume Panaro, un castello quadrangolare con alte torri difensive. Un’altra rocca interessante, sempre nel modenese, si trova a Pavullo nel Frignano ed è il Castello di Montecuccolo che domina un’ampia valle prospiciente al Monte Cimone, la vetta più alta dell’Appennino. Assolutamente da non perdere, percorrendo per alcuni chilometri la via Giardini, è il borgo medioevale di Fiumalbo, all’interno del Parco regionale del Frignano dove si possono ancora ammirare le antiche Capanne Celtiche. In territorio Parmense merita di essere visitata Torrechiara e tra Piacenza e Parma, in collina, Castell’Arquato, luoghi rimasti pressoché intatti dal punto di vista architettonico.

LE BELLEZZE NATURALI
Le campagne suggestive, il fascino delle pianure, la ricchezza di vegetazione dell’Appennino compongono un panorama unico che fanno dell’Emilia Romagna una tappa obbligata per chi vuole trascorrere una vacanza ‘verde’. I parchi naturali sono una delle principali componenti delle risorse a disposizione dei turisti, da valle a monte. Le valli di Comacchio, con la loro ricchezza di fauna migratoria, sono senza alcun dubbio, tra le meraviglie da non perdere, magari armati di macchina fotografica per immortalare le evoluzioni dei trampolieri e degli anatidi che frequentano le aree vallive.
I boschi dell’Appennino ospitano anch’essi numerose specie di fauna che solo alcuni anni fa era impensabile trovare: caprioli, daini e cervi popolano il territorio emiliano romagnolo. Passeggiando tra i numerosi sentieri si possono incontrare inoltre volpi, tassi e con un pizzico di fortuna ci si può imbattere nel lupo e nella lince, avvistati un po’ ovunque lungo la dorsale appenninica.
Anche i parchi occupano uno spazio importante del territorio, come ad esempio il parco delle foreste Casentinesi, del Corno alle Scale nell’Appennino bolognese nonché quello del Frignano dove svetta il Monte Cimone e tanti altri che conservano caratteristiche ambientali uniche, con laghi d’alta quota e boschi pregiati. Tra le emergenze che la forza della natura ha modellato nell’arco dei secoli va segnalata la Pietra di Bismantova, un enorme monolite che si erge quasi d’incanto per alcune decine di metri dalla collina reggiana.
Con il ritorno delle marmotte sul crinale sono tornate a volteggiare le aquile a caccia di questi animali di cui sono ghiotte mentre anche i rari falchi pellegrini intensificano la loro presenza grazie ad un habitat favorevole.
La ricchezza di fauna selvatica va di pari passo con i prodotti spontanei del sottobosco come funghi, lamponi e mirtilli: questi ultimi, concentrati soprattutto nel comprensorio del Monte Cimone e del Corno alle Scale, sono una vera leccornia e vale la pena, in agosto, di raccoglierli.

AGRICOLTURA E GASTRONOMIA
I terreni fertili dell’Emilia Romagna consentono la coltivazione di una ampia varietà di prodotti tipici e di qualità: la Romagna primeggia nelle produzioni ortofrutticole e ben note sono le pesche e le fragole dell’intero comprensorio. Pere e mele trovano nel ferrarese e nel modenese una forte specializzazione come peraltro meloni e cocomeri mentre tra Parma e Piacenza la coltivazione del pomodoro da industria domina le colture estensive. Sono apprezzate inoltre le ciliegie e le susine dell’area Vignolese mentre il comune denominatore dell’Emilia Romagna sono i vigneti pregiati che producono vini generosi. Anche la castanicoltura occupa un posto importante per l’economia nelle aree collinari e montane: in passato questo frutto è stato alla base della dieta delle popolazioni appenniniche. Cerealicoltura e zootecnia completano il panorama produttivo della regione, in cui è ancora possibile scorgere, in alcune aree della pianura, i resti della centuriazione romana, cioè quella particolare suddivisione dei terreni che venivano assegnati ai veterani di guerra. Va detto, inoltre, che negli ultimi anni sono cresciute in modo esponenziale le produzioni a basso impatto ambientale e biologiche, per dare maggiori certezze ai consumatori. Tra l’altro, sempre per migliorare la qualità, si stanno riscoprendo razze autoctone di animali come la Rossa Reggiana, la Bianca Val Padana e la Romagnola, le prime due sono bovine da latte che conferiscono al formaggio un ‘qualcosa in più’ in fatto di sapore mentre la terza è speciale per le sue carni.
A dar valore aggiunto alle buone cose della terra poi, ci ha pensato la bravura, la creatività e la fantasia delle popolazioni emiliano romagnole ha dato vita a ricche ed articolate proposte gastronomiche: alcune hanno tradizioni secolari, come il formaggio Parmigiano Reggiano, da secoli prodotto sempre nello stesso modo, cioè latte selezionato, sale e caglio. Come non poter assaggiare delizie come il prosciutto di Parma, il culatello, lo zampone. Nel ferrarese da assaggiare assolutamente la salama da sugo, un insaccato sfizioso composto da coppa di collo di suino, pancetta, lardo, fegato e lingua, il tutto condito con spezie e vino. Nelle aree vallive di Comacchio vale la pena di degustare i piatti a base di anguilla, una vera specialità che difficilmente si trova in altri luoghi.
Strozzapreti, garganelli e tagliatelle in Romagna, tortellini e cappelletti in Emilia sono il biglietto da visita delle aziende agrituristiche della regione che, nelle diverse sfumature, propongono menù caratteristici e saporiti. Il tortellino, poi, viene addirittura celebrato con una festa. Nel modenese infatti, a Castelfranco Emilia, tutti gli anni si rievoca la nascita del tortellino che, pare, sia stato ‘concepito’proprio in quel paese in una antica locanda lungo la via Emilia. L’oste, sbirciando dalla serratura di una camera che ospitava una giovine fanciulla, venne colpito dalla bellezza del suo ombelico: da lì nacque il tortellino e tutti gli anni a settembre, durante la sagra di San Nicola, viene riproposta in forma teatrale la vicenda che, assicurano i cultori del tortellino, è realmente accaduta.
Specialità come il fungo di Borgotaro, l’aceto balsamico tradizionale ed altri prodotti sono poi riconosciuti con denominazioni specifiche a livello europeo e altri, meno noti ma altrettanto gustosi, sono proposti con altrettanta bravura.
Che dire delle crescentine montanare (conosciute come tigelle, dal nome dello stampo in terracotta che serve per cuocerle sul fuoco) condite con lardo e spezie, un piatto povero ma ricercatissimo e sempre nel modenese i borlenghi, una sorta di crepes salata che richiede una preparazione assai laboriosa. Sono tutti cibi che fanno parte della cultura contadina e che gli agriturismi sono in grado di preparare. Piadina romagnola, ciacci e castagnacci, inoltre, vanno assolutamente assaporati, magari nella stagione giusta quando i primi freddi invogliano a sedersi vicino al focolare.

I VINI
Un capitolo ben più ampio andrebbe speso per i vini, tanti e generosi, fermi e frizzanti, bianchi e rossi. Sangiovese e Albana la fanno da padroni in Romagna, mentre i lambruschi hanno le loro origini in Emilia: di Sorbara e di Castelvetro i più conosciuti, mentre nel parmense e a Piacenza si produce il malvasia. Da non dimenticare i vini dei colli bolognesi, il Gutturnio piacentino e, nel ferrarese, i vini del Bosco Eliceo.
 

 

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In Emilia Romagna le donne costituiscono circa il 35% delle persone stabilmente impegnate nelle aziende agricole. La (Sau) superficie agricola utilizzata media delle 23.658 aziende della regione (dati Istat del 2000) con un conduttore donna si ferma a 6,3 ettari contro i 10,4 delle aziende degli uomini. Sono alcuni dati presentati dall’associazione Donne in Campo l’associazione della Confederazione Italiana Agricoltori che si propone di valorizzare l'imprenditorialità femminile nell'impresa e, più in generale, la condizione della donna in agricoltura e nelle zone rurali.

Il dato che emerge, in un panorama regionale (e nazionale) in cui le imprese agricole sono in flessione, è che le aziende agricole ‘in rosa’ vanno in controtendenza e resistono all’esodo, come ha sottolineato nel corso di una conferenza stampa Annamaria Dini, vice presidente nazionale delle Donne in Campo. “Bologna risulta poi la più ‘femminista’ con oltre il 25% delle aziende (3.400 imprese) e circa il 20% della Sau, gestite da donne – spiega Sofia Trentini, coordinatrice regionale di Donne in Campo e il fatto che attualmente un’azienda agricola su tre sia condotta da donne è un aspetto di grande importanza e significa che le imprenditrici possono dare un contributo concreto e fattivo ad un’agricoltura che si trova alle prese con una preoccupante crisi strutturale che ha bisogno di una reale politica di sviluppo, di nuove energie e capacità imprenditoriali”.

Il lavoro femminile è più frequentemente a part time rispetto a quello degli uomini: l’incidenza delle donne scende infatti al 27% se si considerano, invece delle persone, le giornate di lavoro. “L’agricoltura registra la presenza più massiccia, subito dopo il commercio, di imprenditrici – dice Mara Biguzzi, direttrice Cia Forlì Cesena - ciò significa che il settore, e soprattutto la sua multifunzionalità, trova nelle donne un’efficace rispondenza. E ciò si riscontra in particolare nella crescita costante nello svolgere attività innovative, come ad esempio nell’agriturismo (520 aziende in Emilia Romagna) e nelle fattorie didattiche (287), le cui imprese per il 35% del totale sono condotte da imprenditrici.

Aumenti importanti si registrano anche nel settore biologico, nelle produzioni di ‘nicchia’ Dop e Igp, nell’ortofrutta e nella vitivinicoltura”. La titolarità femminile si estende ormai anche alle imprese di medie dimensioni, migliora il livello di istruzione delle donne titolari, si assiste ad una nuova attenzioneda parte di tante donne giovani verso l'’avventura’ della imprenditoria agricola. “Donna e impresa agricola sono dunque un binomio da leggere con occhi diversi rispetto al passato – dice ancora Mara Biguzzi - e la prontezza con cui le donne hanno saputo trasformare ruoli e saperi tradizionali in impresa costituisce una riserva di fantasia e tenacia che incrocia con eccezionale tempestività la necessaria rigenerazione dell'agricoltura e la risposta che essa deve dare ai nuovi bisogni della società: salute, benessere, ambiente, territorio”.

La proporzione tra lavoro maschile e femminile è poi molto diversa a seconda delle categorie di manodopera: l’incidenza delle donne risulta infatti preponderante nel ruolo di “coniugi del conduttore”, con l’83,4% delle giornate di lavoro La proporzione poi non cambia molto da una provincia all’altra: in genere oscilla tra il 21 e il 24%. Solo in 3 province (Reggio Emilia, Ravenna e Ferrara) si scende al 19- 20%, mentre Bologna risulta la più ‘femminista’ con oltre il 25% delle aziende, e circa il 20% della Sau, gestite da donne.

“Il fatto che attualmente un’azienda agricola su tre sia condotta da donne è un aspetto di grande importanza – interviene Nazario Battelli, presidente della Cia Emilia Romagna - e significa che le imprenditrici possono dare un contributo concreto e fattivo ad un’agricoltura che si trova alle prese con una preoccupante crisi strutturale e che ha bisogno di una reale politica di sviluppo, di nuove energie e capacità imprenditoriali”.

Le donne costituiscono non a caso il parametro più interessante e innovativo dei ‘numeri’ della campagna. “Con un gioco di parole, che indica il processo di cambiamento avvenuto nel tempo – precisa Mara Biguzzi - potremmo dire che le contadine sono quelle che hanno deciso l’abbandono, le coltivatrici sono coloro che sono rimaste al di la di ogni desiderio personale, le imprenditrici sono quelle che sono tornate e che costituiscono una speranza per il futuro”. E’ inoltre importante ricordare che le imprenditrici agricole possono svolgere una funzione significativa nella tutela e nella valorizzazione delle produzioni locali, che hanno nella qualità e nella tipicità le loro prerogative essenziali: la stessa vendita diretta di prodotti da parte delle agricoltrici (sempre più diffusa e capillare), oltre a dare impulso al fattore della territorialità, permette di avere un rapporto sempre più stretto tra agricoltura e consumatori. E questo, soprattutto nell’attuale momento, è fatto non secondario.

L’associazione Donne in Campo, infine, durante la conferenza Stampa che si è tenuta il 7 marzo 2007, per lanciare la campagna di adesione ha assegnato la tessera onoraria a Maria Luisa Bargossi del Servizio territoriale Regione Emilia R., all’assessore all’Agricoltura della Provincia di Bologna Gabriella Montera, al presidente del Centro studi aziendali (CSA) di Bologna Donata Cavazza, a Carla Cavallini del Carrefour Europeo Emilia, Centro d'informazione e animazione rurale dell'Unione europea, ad Antonietta Stinga esperta di multifunzionalità e a Maria Adele Tonetti, psicologa.

 

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LA NOSTRA ASSOCIAZIONE DEI PENSIONATI

L’ANP è l’Associazione nazionale dei pensionati della CIA (Confederazione Italiana Agricoltori), è strutturata a livello nazionale, regionale, provinciale e comunale ed è diretta dai suoi organi statutari che sono l’Assemblea, il Consiglio direttivo, il Presidente e la Direzione. Organi collegiali che vengono eletti ogni 4 anni dalle assemblee elettive dei  pensionati delegati in rappresentanza dei  pensionati iscritti.
L’ANP è dunque un’ Associazione di rappresentanza dei pensionati e della popolazione anziana ed in particolare di quella residente nelle zone rurali e decentrate.
Vuole sempre più caratterizzarsi come un vero sindacato al fine di concordare e sottoscrivere con le Istituzioni pubbliche, centrali e periferiche, accordi, protocolli ed intese riguardanti politiche positive a favore della popolazione anziana.

Le proposte principali possono essere riassunte in questo slogan:
I DIRITTI DELLA PERSONA.
Il diritto alla salute, alle cure in caso di malattia e all’assistenza in caso di atto invalidante o di non autosufficienza;
il diritto ad una pensione dignitosa e sempre più tutelata rispetto al costo della vita;
il diritto alla socialità e alla qualità della vita;
il diritto di rimanere nel proprio ambiente di vita, alla casa e alla qualità dell’abitare;
il diritto alla mobilità.

Tali diritti NON SONO ACQUISITI PER SEMPRE

L’ANP svolge la propria azione per l’estensione dei diritti della persona e per uno  stato sociale moderno, più solidale e più giusto.
Un’azione di proposta e, se necessario, di contrasto che l’ANP tende a portare avanti costruendo rapporti unitari con le altre Associazioni dei pensionati del lavoro autonomo, attraverso il CUPLA, e ricercando alleanze con i pensionati di CGIL-CISL-UIL
A tutto ciò si aggiunge l’attività associativa, che è propria di un’associazione prevalentemente di volontariato che, al momento, si esplica in attività culturali e ricreative (gite, feste, momenti conviviali) ma che sempre più dovrà affrontare anche altri aspetti per essere in sintonia con i bisogni degli anziani. I bisogni cosiddetti immateriali quali solitudine, abbandono, relazioni,  che dovranno certamente essere soddisfatti dalle Istituzioni pubbliche, ma che potrebbero essere di interesse per un ruolo di supporto  dell’ANP.
Per tutto questo abbiamo bisogno di un’Associazione partecipata, gestita e diretta da pensionati e pensionate, con una maggiore visibilità anche esterna, che sappia usare i nuovi mezzi di comunicazione e che sia di servizio oltre che di rappresentanza degli interessi della popolazione anziana.

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